
FOTO E RECENSIONE DEL CONCERTO DEL 25 GENNAIO A NOVI LIGURE














La recensione di Gualberto Ranieri (già corrispondente RAI da Londra e BBC):
La forza della musica contro l’oblio: Novi Ligure ricorda con l’Orchestra Classica di Alessandria, Elena Giardina, Laura Gualtieri e i testi curati da Alessia Parodi.
Domenica 25 gennaio, alle ore 18.00, l’Auditorium Alfredo Casella di Novi Ligure ha ospitato uno degli appuntamenti più intensi e partecipati del calendario delle manifestazioni per il Giorno della Memoria 2026. Uno spettacolo – “Divise a strisce …!” – che ha saputo unire musica e parola in un racconto profondo e coinvolgente, capace di parlare al presente attraverso la memoria della Shoah.
Protagonista della serata è stato il quintetto d’archi dell’Orchestra Classica di Alessandria, formazione che da anni rappresenta un punto di riferimento culturale di spicco a livello nazionale. Anzi, diciamola tutta: il marchio Orchestra Classica di Alessandria è garanzia di professionalità, esperienza maturata in Italia e direi soprattutto all’estero; insomma, alta qualità. Sul palco si sono esibiti Massimo Barbierato e Anselmo Cerriana ai violini, Alessandro Buccini alla viola, Luciano Girardengo al violoncello – anche presidente dell’Orchestra alessandrina – ed Elio Veniali al contrabbasso. Accanto a loro, due voci femminili di forte impatto espressivo: Elena Giardina, voce cantante, e Laura Gualtieri, voce narrante.
Il cuore drammaturgico dello spettacolo è stato affidato ai testi sapientemente curati da Alessia Parodi, in gran parte tratti dal libro “La violinista di Auschwitz”, un’opera che racconta la forza salvifica della musica anche nei luoghi più oscuri della storia. Le parole, scandite con misura e intensità dalla voce narrante di una coinvolgente Laura Gualtieri, hanno trovato nella musica una cassa di risonanza emotiva, creando un dialogo costante tra suono e racconto.
La scelta di un organico cameristico, con il quintetto d’archi a sostenere e commentare il testo, si è rivelata particolarmente efficace. Le partiture, interpretate con grande sensibilità, hanno accompagnato la narrazione senza mai sovrastarla, alternando momenti di struggente lirismo a passaggi più tesi e drammatici. La presenza del contrabbasso ha aggiunto profondità timbrica, mentre il violoncello di Girardengo ha spesso assunto un ruolo quasi “vocale”, dialogando idealmente con la narrazione.
Di grande impatto anche l’intervento di Elena Giardina, cantante e musicista bolognese la cui carriera è stata influenzata dal mondo del blues, jazz, soul e la cui voce ha saputo trasformarsi in strumento emotivo, capace di restituire dolore, speranza e resilienza. Il canto non è mai stato mero ornamento, ma parte integrante della costruzione narrativa, un ulteriore livello di lettura che ha reso l’esperienza ancora più immersiva.
L’Auditorium Alfredo Casella si è presentato gremito, con un pubblico numeroso e attento che ha seguito lo spettacolo in un silenzio partecipe, rotto solo dai lunghi, convinti e ripetuti applausi. Un segnale chiaro di quanto iniziative come questa riescano ancora a parlare alle persone, coinvolgendo non solo la mente ma anche l’emotività.
Il giudizio complessivo sulla serata non può che essere molto positivo. La qualità musicale dell’Orchestra Classica di Alessandria, l’intensità delle voci e la cura dei testi hanno dato vita a uno spettacolo equilibrato e profondo, capace di evitare ogni retorica pur affrontando un tema complesso e doloroso come quello della deportazione e dello sterminio.
In un contesto come quello del Giorno della Memoria, dove il rischio della ritualità è sempre presente, lo spettacolo andato in scena a Novi Ligure ha dimostrato come arte e cultura possano ancora essere strumenti efficaci di riflessione civile. La musica, in particolare, si è confermata linguaggio universale, capace di attraversare il tempo e di restituire dignità alle storie di chi ha vissuto l’orrore.
Uscendo dall’auditorium e di ritorno ad Acqui Terme, ho avuto la netta sensazione di aver assistito non solo a un concerto o a una lettura scenica, ma a un vero e proprio atto di memoria condivisa. Un momento in cui il passato è tornato a interrogarci, grazie al talento e alla sensibilità di artisti che hanno saputo trasformare il ricordo in esperienza viva e necessaria. Grazie al quintetto insieme con Alessia, Elena, Laura.
